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Sito dell'Associazione Italiana per lo Studio e Ricerca sui Comportamenti Violenti -CRCV- Italy. ---------- Violent Behavior and Prevention Research Center - VBRC -Au-- Lorenzi Alfredo, Neurobiol, Neurosc.Human Behavior Biosincr - Basil--Davis CA -- Karin Hofmann, Phd Aggressive Behavior--Au

Ancora sul caso Sollecito Amanda, il ruolo dei soliti personaggi

Abbiamo sempre sottolineato che la stampa e i media erano subito entrati a capo fitto sul caso Amanda Sollecito, mostrando in ripetizione le immagini dei due fidanzatini mentre si baciavano delicatamente, nei pressi della casa del delitto, durante l'irruzione della polizia, accennando a comportamenti disinibiti e anche sfrenati, con rapporti
anali e sesso di gruppo, e in dibattimento, per molti minuti si è parlato con le coinquiline, della presenza di vaselina o un olio johnson baby, o comunque di un tipo di olietto, che sarebbe stato usato per consuete pratiche anali, sempre con abbondante uso di droghe e sostanze varie di stravolgimento della coscienza. 
Tutta fuffa, come si è poi letto durante gli anni della ingiusta carcerazione di Amanda, che sarebbe risultata positiva al test dell'aids, ennesima bufala propagata ad arte per vendere qualche copia in più.

Il tutto con un soggetto, presente sulla scena del crimine, con certezza, condannato in via definitiva, senza appello, che ad oggi e per sempre, rimarrà l'unico responsabile e condannato.

Ma poi, sin da subito, sono comparsi sulla scena due periti di parte, che hanno firmato un documento per gli avvocati della difesa del Guedé, in cui si apprende che al momento della fuga, il medesimo era non solo affetto da personalità borderline, ma anche sotto una sindrome acuta da stress.

A parte che ci chiediamo a cosa può servire sapere che uno ha una sindrome da stress, che ne determina la fuga, ma poi ricordiamo cosa ci diceva il nostro professore di psichiatria sulla personalità border: la diagnosi di p. border è fatta da psichiatri border.

Per quanto sappiamo, Guedé è un tipico soggetto con personalità antisociale, almeno a leggere le sue note bibliografiche, probabilmente con concomitante disturbo di regolazione timica, quindi con instabilità emozionale. Basta e avanza per farne a priori un assassinio e stupratore? No, ma certamente le premesse ci sono, diciamo le basi di partenza ci sono e come!
Per quanto riguarda Amanda e Sollecito, non si rinvengono disturbi particolari né su asse uno, né su due, cioè sono privi di disturbi di personalità in modo rilevante, anzi sono dotati di stabilità emozionale almeno superiore alla media dei coetanei, se non superiore.

Poi, questi due professori universitari che hanno svolto una attività peritale di parte sul Guedé, li abbiamo ritrovati in programmi televisive, dove hanno sempre sparso un poco di dubbio sulla colpevolezza del Guedé e sull'innocenza di Sollecito e Amanda.
Da tempo, queste persone che vediamo in tv e vediamo muoversi dietro ai vari avvocati nei casi di omicidi mediatici, hanno perso ormai il loro originale peso specifico, e si sono ridotti di molto. 

Qui potrete leggervi la consulenza dei due professori, che trovate ancora in rete grazie al fatto che la difesa di Amanda ha svolto un lavoro straordinario sul web, mettendo tutto in chiaro per tutti e concorrendo a sputtanare i vari prezzolati dei media e delle consulenze e perizie.

Qui la puntata di Vita in diretta, del 16.9.2014, e ascoltate dal minuto 1ora e 53, cosa dice il Garantista della obiettività del risultato processuale finale....
naturalmente non certo un colpevolista, pur se di parte in quanto come conferma dalla domanda della presentatrice, in difesa del Guedé, prof, Mastronardi, che è stato poi quello che ha invitato alla Università di Roma il Comm. Schettino, per una conferenza (ma era solo per far vedere ai suoi studenti alcuni aspetti della persona, come si è poi appreso).
Ci dice il Prof. Mastronardi, che è uno psichiatra, che la sentenza del Guedé, durante il processo del quale, egli aveva fatto diverse dichiarazioni, non è stata considerata nella processo di Amanda e Sollecito. Ma sappiamo che il processo di Guedé ha seguito un corso separato, e non c'entera nulla con quello che seguirà per Amanda, che è stata dichiarata INNOCENTE, aldilà di ogni ragionevole dubbio.
Insomma, non è meglio giocare a carte scoperte e dichiarare chiaramente le proprie posizioni. Se si accetta di fare i periti o consulenti per qualcuno, è chiaro che si sta per quella parte. Lo sappiamo, e allora perché non dirlo in modo chiaro, senza andare nelle tv ha fare i garantisti, i super consulenti e i professori.
Tanto di professori e super consulenti, basta pagare e se ne trovano e se se ne trovano! Inoltre, non si dovrebbe essere garantisti, posizione alquanto insidiosa, ma innocentisti, perché questa è la posizione di chiunque fino a sentenza inappellabile. Dire che si è garantisti è un modo per nascondere i canini che si apprestano a incidere la carne.

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f4818b68-f2a5-4e80-b365-1df92c08b0d2.html#p=

Ecco come sono andate le cose: Il Guedé entra nella casa spaccando il vetro della Romanelli e poi si mette a rubare come già ha fatto in precedenza, senza mai essere processato, peraltro. Nel mentre, la povera Meredith si ritrova a contatto con il ladro, è sorpresa ma forse decide di tenere un comportamento di resa per non farlo incattivire. Alle sue advances, iniziate nella cucina, il Guedé la conduce nella camera sua, lì dopo averla immobilizzata, con varie colluttazioni, gli sferra la coltellata che sarà mortale. Ma non solo, dal momento che la morte non giunge subito, la preme contro un cuscino e al termine, eccitato, sfoga la sua sessualità con un rapporto post mortem di cui si trovano traccie di sperma sul cuscino rinvenuto tra le gambe di Meredith.
Dopo aver fatto una abbondante ed imprescindibile evacuazione di feci, che restano nel water, non dilavate dallo sciacquone, il Guedé con il suo bottino si allontana dopo aver chiuso la porta della vittima dall'interno, ed essersi ricalato giù dalla finestra. (la porta viene sfondata per entrare la mattina dopo a calci dalla polizia, essendo chiusa a chiave in quanto difettosa e altrimenti non si sarebbe chiusa, quindi doveva sempre essere chiusa a chiave).

Le tracce di sperma rinvenute non sono state ammesse all'analisi in giudizio, né le foto della videotelecamera del parcheggio vicino, che mostrano un soggetto, del tutto simile al Guedé che entra a piedi in orario giusto, e che pur non essendo identificabile al 100%, è versosimile essere lui.

La federa del cuscino (guanciale), su cui era adagiato il bacino di Meredith, presentava delle tracce di sangue, impronte di scarpe e due tracce di presumibile sperma. Le tracce di scarpe furono erroneamente attribuite a SOLLECITO, mentre poi si è visto essere del Guede, tra l'altro Sollecito presenta una peculiarità delle dita del piede che determinano tracce inconfondibili (questo non è mai stato risaltato bene).
Quanto alle tracce di altro materiale non sanguigno, si tratta al 99% di sperma, gocciolato dopo che il cuscino è stato posto sotto Meredith, dalla sua vagina, come dimostrano le analisi compiute a livello superficiale. Non ci crederete, ma ad oggi, nessuno ha mai effettuato un'analisi su tali due macchie, presumibilmente conseguenti a rapporto vaginale del Guede (resta da capire se prima o dopo l'uccisione).
























Abbiamo poi visto assieme, una ampia sequenza di estratti tratti da Porta a Porta e altri programmi televisivi dedicati, e quello che balza subito agli occhi è il completo silenzio su determinati punti a nostro avviso determinanti, ne abbiamo riassunti rapidasmente alcuni, la questione dei soldi, carte credito, telefonini, la finestra rotta della Romanelli, la porta chiusa di Meredith, la personalità premorbosa dei tre accusati (per inciso abbiamo visto che Amanda e Sollecito sono assenti da disturbi attuali di tipo personologico e altro, non poterndo rilevare correttamente se il senso di ansia e depressione di Sollecito, sia dipendente o accentuato dalla carcerazione (preventiva).
Poi abbiamo visto rapidamente le tipologie dei vari super testimoni o testimoni semplici, tutti puntualmente affetti da ricordi ampiamente in ritardo, e con ricostruzioni spesso altalenanti e non confermate per niente (non puoi asserire che ci sono le navette quella sera tardi, quando per uno sciopero le navette sono sopsese).
Al punto che avevamo già al tempo compiuto la facile previsione che tali testimoni sarebbero stati validi al massimo fino all'Appello compreso, ma non in Cassazione, come puntualmente verificato.
Abbiamo poi rilevato come la stampa americana e quella inglese hanno vissuto le vicende dell'indagine e poi dei vari processi (crediamo 9 in totale, ad oggi), i continui colpi di scena e rovesciamenti, rovesciamenti di rovesciamenti, arrivando persino a prescrizioni in merito a come un giudice avrebbe dovuto attenersi nella sua funzione, ricordate, la valutazione osmotica eccetera?
Gli americani non sono quegli ingenuotti che qualcuuno vorrebbe far passare, non più di quanto lo sono gli italici almeno e i giornalisti della CBS e di molti giornali importanti hanno mosso rilievi e critiche al modo di procedere sin dall'inizio, secondo criteri poi rivelatisi in parte perfettamente riconosciuti nei giudizi finali.
Abbiamo anche accennato a quanto stava accadendo in quel di Perugia, almeno a sentire alcune figure indipendenti e investigatori privati di parte americana, dove si sono giocate un numero di partite sul filo della legalità da entrambe le parti.
Le pressioni su inquirenti e magistratura sono state massime, sia con la stampa che con gli investigatori e sono uscite cronache su blog che su libri, alcuni in corso di pubblicazione, a quanto è dato conoscere.
Un fenomeno che si sta in parte riproducendo nel caso Yara - Bossetti, dove investigatori indipendenti, biologi e psichiatri forensi di parte, stanno mettendo sotto una costante tensione l'attività di inquirenti e magistrati e non è difficile attendersi rovesciamenti in Cassazione.
Lo avevamo detto dall'inizio e lo ripetiamo oggi, ancora più convinti sulla base di una esperienza ormai consolidata.



http://www.independent.co.uk/news/world/europe/knox-prosecutor-tainted-by-satanism-case-1992485.html

ILSOLE24ORE.COM > Notizie Italia


Gli avvocati Biscotti e Gentile lasciano difesa Guede

22 gennaio 2016

Lasciano la difesa di Rudy Guede, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile. L’ivoriano è condannato a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Meredith Kercher, 8 già scontati.

“Gli avvocati Biscotti e Gentile – hanno spiegato – rinunciano ai mandati difensivi di Rudy Guede ritenendo ormai esauriti tutti gli aspetti tecnico-processuali che lo hanno coinvolto nella vicenda dell’omicidio Kercher”.

L'avvocato Nicodemo Gentile, presidente dell'associazione "Penelope" Toscana (Foto Frascatore)

Firenze, 30 ottobre 2015 - Il dramma che avvolge la vita di chi resta, di chi vede sparire da un giorno all'altro una persona cara che, nella peggiore delle ipotesi, spesso viene ritrovata morta. Una tragedia viva che si consuma ora dopo ora alleviata, in piccola parte, forse solo dalla speranza. Quella che in fondo muove i familiari, gli amici, le associazioni a non smettere di cercare, a non rassegnarsi. Quella flebile ma decisa intuizione che non fa rassegnare e, in qualche caso, dà motivo di vita alle persone che si ritrovano da sole a combattere affinché non si fermino le ricerche. "Per tutte queste persone noi ci siamo, sempre". L'avvocato Nicodemo Gentile, presidente dell'associazione "Penelope" Toscana, ribadisce l'impegno quotidiano e lo sforzo che soci e volontari fanno per alleviare le pene di familiari e amici degli scomparsi. L'associazione raduna proprio i familiari e gli amici delle persone sparite nel nulla.
Presidente, quante sono le persone scomparse in Toscana? 
"Secondo l'ultimo censimento, che risale al 2013, sono 1093 dal 1974 a oggi ma il numero negli ultimi due anni è aumentato. In Italia invece, sempre dal '74, sono trentunomila". 
Quante persone si sono rivolte a voi in questo ultimo anno nel quale ha preso le redini dell'associazione? 
"Sono tantissime le famiglie che chiedono aiuto, molti vengono anche da fuori regione". 
Che tipo di servizi offrite? 
"Il nostro è un impegno a 360 gradi. Accogliamo chi si rivolge a noi assistendolo sia sul piano legale che, qualora serva, su quello psicologico. Il tutto gratuitamente"
Riuscite a far fronte a tutte le richieste? 
"Sono davvero molte ma cerchiamo, grazie alla rete dei nostri volontari e dei soci - 42 persone tra direttivo e soci - che per la maggior parte sono familiari degli scomparsi, di aiutare tutte le persone che si rivolgono a noi".
Chiedere aiuto a Penelope è un primo passo, cosa succede dopo? 
"Noi siamo un ponte tra le istituzioni e i cittadini che si trovano a dover fronteggiare queste siatuazioni. Ogni caso è diverso ma per tutti prendiamo immediatamente contatto con le prefetture, sempre molto recettive e sensibili ai casi di scomparsi, che a loro volta attivano un piano di ricerca. E anche nel caso in cui la persona sia scomparsa da molto tempo tentiamo di riattivare la macchina e riportare all'attenzione il caso affinché nulla sia trascurato".


Mi sono sempre chiesto e questo assieme a molti altri medici e professionisti, perché alcune associazioni assumano credito smisurato, mentre altre non si vedono nemmeno col cannocchiale, pur essendo del pari utili. E' un mistero profondo, verso il quale abbiamo idee ben precise, ma non è possibile indicarle qui per comprensibili ragioni di bon ton.
Guardate che questo meccanismo riguarda associazioni e simili operanti nei più disparati contesti sociali: è appunto un meccanismo che crediamo di conoscere ormai abbastanza bene. Noi comiunque non c'entriamo nulla e non vogliamo entrarci.
Ma per fare un esempio che ci tocca più da vicino per interessi generali e professionali>;: in Italia ogni anno spariscono circa 4500-5000 minori, molti dei quali entrati come clandestini o per operazioni di rescue, ormai compiute a circa 15 chilometri dalle coste Libiche, privi di accompagnatori, e genitori. Insomma, è chiaro che un conto è un profugo di 20 anni, altro una bambina sola, senza riferimenti, di 6-14 anni. Ebbene, tutti i media vi parlano della sparizione della tale bambina, e per mesi ci vivono sopra, senza mai farvi notare un elenco delle 5000 unità minori sparite dal territorio dopo essere state con certezza registrate in ingresso. C'è appunto un semplice carico e scarico, ingressi e uscite, e se le uscite non sono autorizzate o registrate, è chiaro che siamo in presenza di una scomparsa.
L'associazione di cui sono parte, orientata a studio e ricerca ma non solo, non solo non è mai stasta ascoltata da alcuna entità pubblica e territoriale, ma quando abbiamo cercato di dirigere l'attenzione di chi di dovere su alcuni fenomeni, vedi i caso fiorentino di numerosi abusi sessuali e non solo di minori affidatari alla struttura, nessuno si è mai mosso, silenzio assoluto non solo delle autorità ma anche dei media.
Si è detto dei 5000 minori che svaniscono nel nulla ogni anno, avete mai sentito del problema in qualche servizio pubblico?



 Chi ha ucciso Meredith Kercher, si chiede Marco Travaglio sul Fatto di domenica 29 marzo 2015, se:
1. nella camera di Meredith Kercher c’erano tracce solo di Rudy Guede, di Amanda Knox (il suo Dna sul coltello) e di Raffaele Sollecito (il suo Dna sul gancetto)?
2. il processo a Rudy Guede ha accertato che il suo ingresso nell’alloggio fu “favorito da Amanda” Knox?
3.  Amanda Knox, quando nessuno ancora sapeva nulla dell’esistenza di Rudy, descrisse l’omicidio attribuendolo a Patrick Lumumba, il “nero sbagliato” (“ricordo confusamente che Patrick ha ucciso Meredith”), e fu perciò condannata definitivamente a 3 anni per calunnia? Se lei non era lì, che ne sapeva del delitto e dell’assassino? E, se lei non c’entra, perché calunniare un innocente?
4. nessun giudice ha mai pensato che Rudy Guede, nero della costa d’avorio e non bianco come gli altri due imputati, in carcere condannato a 16 anni perché colpevole di “concorso in omicidio commesso da altri”, fosse solo soletto sulla scena del delitto?
5. Meredith Kercher non si è uccisa con le sue mani?
Come vedete, il Travaglio, noto garantista, ha degli scrupoli e perplessità, ma noi ne abbiamo una in più: di chi è lo sperma gocciolato sulla federa dove era riversa Meredith e mai analizzato per non volontà altrui?
Punto 1
Sul coltello non c'entra nulla, non si è trovato alcun coltello, semmai sul gancetto, numerato a repertorio ma non allegato se non quasi due mesi dopo, a scena ampiamente inquinata.
Punto 2 
No, la porta di casa era difettosa, e occorreva chiuderla con due mandate per far scattare la serratura di chiusura. Guede parla per la prima volta: Meredith mi ha aperto, Amanda era in casa 22.01.2016
In realtà Guede è entrato dalla finestra della Romanelli, credendo vuota  la casa, mentre trova Meredith, che già aveva rapidamente conosciuto al bar. Meredith con il tampone, fa in modo di assecondarlo ma poi le cose vanno diversamente, preso dal panico di essere denunciato, Guede la uccide e fugge, dopo aver lasciato orme, impronte della mano, trascce dio sperma, nella stanza di Meredith e su Meredith, uscendo dalla porta, con in mano i cellulari rinvenuti e poi c'è la questione delle carte di credito e dei contanti. (di questi particolari importantissimi, quando ne parlano in Tv ve li dicono così, come se fossero dettagli insignificanti ma sono la causa del tutto, ovvero il furto). Nota: generalmente le donne non fanno sesso durante il periodo di flusso intenso per una serie di motivi pratici e fisiologici, non lo fanno vaginale, ma possono assecondare il partner in altri modi (sesso anale e orale) e dubito che Meredith o Amanda, volessero farlo analmente, anche perché Romanelli e Mezzetti, interrogate come testimoni in aula, hanno detto di non saperne nulla al proposito, né di aver mai visto Vaselina e olietti vari. Sappiamo che la teoria della mega orgia, con droghe e rapporti di tutti i tipi, a due, a tre e sesso anale, in realtà non ha trovato alcun minimo riscontro (tracce di droghe nei lavandini, tracce di rapporti anali, tracce di sperma di vari soggetti maschili).
Vorrei far riflettere anche che Meredith era fidanzata in inghilterra, da un paio di anni, e a Perugia, si era diciamo legata con un ragazzo che abitava il piano sottostante del fabbricato. Perché avrebbe dovuto dare un appuntamento esplicitamente sessuale a Guedé che appena conosceva solo perché quasi tutti erano partiti per le vacanze, tranne lei e Amanda, essendo straniere? Per giunta durante il periodo di maggior flusso mestruale? E per giunta durante un periodo in cui era sola in casa? Normalmente si vedeva con il ragazzo del piano di sotto anche in cameretta sua (dove facevano eventualmente sesso).
Vogliamo far passare la povera vittima per una drogata di sostanze e sesso, dedita anche a pratiche anali e orgiastiche? Ma è la verità? Credo che qualcuno avrebbe dovuto provarla, e ha fallito miseramente. Oggi sappiamo che la presunta orgia di sesso e droghe non c'è stata perché il camera di Meredith non esistono tracce di altri  oltre a Guedé-
Qualcuno mi deve spiegare come sia possibile cancellare totalmente le tracce di due persone e lasciarne di una. >Deve spiegarmelo e dimostrarmelo lui, non io.

Punto 3
Come ha ampiamente ripetuto Amanda, lei era stata ascoltata come persona informata sui fatti, mentre aveva poi capito che in realtà stavano violando i suoi diritti, pressandola ed esercitando pressione psicologica con un lungo interrogatorio, terminato con il suo arresto contestuale.
Da ragazzina sbarazzina, ha cercato di scaricarsi e alleviare lka prerssione tremenda, allargando su Lumumba, è stata una pura casualità e opportunità.
Ma sappiamo che Travaglio non considera le condizioni concrete e materiali in cui avvengono le indagini e gli interrogatori.
4
Lo avrebbe dovuto pensare, come difatti lo ha pensato la Cassazione, se poi hanno assolto gli altri due. A residuo, solo Guede era presente, e questo è un dato certo, nel senso che nessuno ha mai provato la presenza concomitante degli altri due, e tutti confermavano che non conoscevano il nero avoriano e anche lui gli altri due.
5
No, non capisco bene il senso della domanda, ma la prendo alla lettera: no, il suicidio è da escludersi in mnodo tassativo.
“non 
Ciasc



Omicidio Perugia, 3 fermi: caso chiuso
6 NOVEMBRE 2007

Quelli appena trascorsi «sono stati quattro giorni e quattro notti di indagini ininterrotte che hanno visto gli uomini della Squadra Mobile di Perugia, dello Sco, dell'Ert e della polizia postale lavorare sinergicamente con uno spiegamento di forze e di mezzi». Così il questore di Perugia, Arturo De Felice, questa mattina nel corso della conferenza stampa, ha commentato il lavoro svolto dagli investigatori nel corso dell'indagine sull'omicidio della giovane studentessa Meredith Kercher, uccisa a Perugia nella notte tra giovedì e venerdì scorso.
Indagine ritenuta «sostanzialmente chiusa» con i tre provvedimenti di fermo scattati nei confronti di un cittadino zairese, Patrick Diya Lumumba, di una studentessa americana coinquilina della vittima, Amanda Marie Knox, e di un ragazzo italiano, Raffaele Sollecito, anche lui studente, tutti accusati di concorso in omicidio volontario e in violenza sessuale. Il questore ha confermato che attualmente non ci sono indagati a piede libero.
Potrebbe essere stato uno dei tre fermati, forse la ragazza, a crollare durante gli interrogatori della polizia anche se su questo particolare gli investigatori non hanno voluto eprimersi. Un delitto maturato nell'ambiente universitario perugino, quello della giovane Meredith, del quale sia la vittima che i suoi presunti assassini facevano in qualche modo parte.
«Un mondo fatto - ha detto il questore - di frequentazioni tra studenti, anche fuori dal mondo universitario, nelle loro abitazioni e negli esercizi pubblici».
Proprio frequentando il locale dove lo zairese lavorava a Perugia, Amanda Marie Knox sarebbe venuta a contatto con lui. Il Questore ha parlato questa mattina di risultati investigativi maturati grazie ad un «particolare e attento riscontro degli elementi emersi, ora dopo ora, minuto dopo minuto».
«C'è amarezza per la morte di una giovane ragazza - ha detto Arturo De Felice - che era venuta a Perugia a studiare e che qui ha trovato la morte. C'è però anche soddisfazione per il lavoro svolto in queste ore dagli uomini della polizia. Abbiamo sentito il peso della responsabilitá nei confronti dei cittadini, che volevano una risposta certa e la volevano subito». I fermi sono stati eseguiti a partire dalle 4 della scorsa notte. Non è stata ancora ritrovata, invece, l'arma del delitto.
Tre giovani sono stati fermati con l'accusa di concorso in omicidio e violenza carnale: si tratta di Amanda Marie Knox (un'americana di 24 anni coinquilina della vittima), Raffaele Sollecito (un ragazzo italiano 20enne, studente fuori sede) e Patrick Diya Lumumba, 37enne dello Zaire. Per gli investigatori, dunque, la vicenda è chiusa: durante la conferenza stampa il questore, Arturo De Felice ha dichiarato che «al momento non possiamo dire di più, oltre al fatto che tutti e tre hanno partecipato al fatto e che la giovane Meredith era moralmente integerrima» (non sono state infatti rinvenute tracce di alcool o droghe). Da Roma il ministro dell'interno Giuliano Amato parla esplicitamente di movente sessuale: «Delle persone amiche - ha detto - hanno tentato di forzarla a rapporti che non ha ritenuto di avere ed è stata uccisa». Pare che uno dei tre fermati sia crollato durante l'interrogatorio. Il capo della mobile ha più volte ringraziato gli interpreti lasciando intendere che si tratti dello zairese.
In una nota rilasciata dalla procura del capoluogo umbro al termine della conferenza stampa si legge che «allo stato si ritiene possibile che il movente del reato vada individuato negli intenti di sopraffazione sessuale da parte dei presunti colpevoli nei confronti della vittima e nella conseguente ribellione di quest'ultima». Il fatto, ovvero la situazione nella quale è maturato il
delitto (nulla è stato detto dal questore sull'esecutore materiale dell'omicidio) è forse una cena e un dopo cena a quattro, diventati particolarmente «bollenti», pur se non siano state rinvenute
tracce di droghe nè di alcolici. È probabile allora che proprio nella «sopraffazione sessuale e conseguente ribellione» di cui parlano i magistrati stia la ragione della morte della ragazza. Va comunque evidenziato che l'americana e l'italiano avevano una relazione e, quindi, potrebbe essere stato lo zairese a perdere il controllo su Meredith. Il questore tuttavia non ha confermato.

Studentessa uccisa, crolla l'amica
"Verosimile il movente sessuale"

L'accusa, per tutti, è di concorso in omicidio volontario e concorso in violenza sessuale
Gli inquirenti: "Intenti di sopraffazione ai quali la giovane ha provato a ribellarsi"
dal nostro inviato ELSA VINCI


<B>Studentessa uccisa, crolla l'amica<br>"Verosimile il movente sessuale"</B>
I familiari di Meredith Kercher
PERUGIA - Svolta nelle indagini sull'assassinio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia nella notte fra l'1 e il 2 novembre. Questa mattina, all'alba, tre persone sono state condotte in Questura e sottoposte a fermo: si tratta dellla coinquilina americana della vittima, una studentessa di 20 anni, Amanda Knox, del suo fidanzato, il barese Raffaele Sollecito, 24 anni, di un cittadino congolese, Patrick Diya Lumumba, 37 anni: sarebbe stata la Knox a "crollare", fornendo agli investigatori le indicazioni su quanto accaduto quella notte. Ma sarebbe anche responsabile di aver alterato la scena del delitto. L'accusa, per tutti, è di concorso in omicidio volontario e concorso in violenza sessuale. 
"Verosimile il movente sessuale". Nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta in Questura, il questore di Perugia, Arturo De Felice, ha definito "verosimile il movente sessuale". Al momento, ha aggiunto, "non possiamo dire di più, solo che tutti e tre hanno partecipato al fatto, che c'è condivisione di responsabilità, e che la giovane Meredith era moralmente integerrima": non sono infatti state rinvenute tracce di droghe né di alcolici. "E' stata una vittima, e basta", ha precisato il questore. 
La dinamica. Gli inquirenti starebbero concentrando la loro attenzione su due dei tre fermati, che si ritiene fossero presenti nella stanza del delitto, e ipotizzano che a colpire Meredith Kercher sia stato uno dei due uomini. L'attenzione si starebbe concentrando su Lumumba Diya, il ragazzo che lavora in un bar frequentato dagli universitari. Il ruolo di Raffaele Sollecito sarebbe più defilato, comunque diverso. In base agli elementi emersi, c'è ancora incertezza su quanto avvenuto. Qualcosa però emerge: a mettere sulla pista giusta gli inquirenti sarebbe stata Amanda Marie Knox, caduta più volte in contraddizione durante l'interrogatorio. 
"Si è ribellata". Meredith ha provato a ribellarsi a chi, poi, l'ha uccisa. Lo riferiscono i magistrati, che parlano di "intenti di sopraffazione sessuale da parte dei presunti colpevoli nei confronti della vittima, e conseguente ribellione di quest'ultima". John Kercher, il padre di Meredith, fa fatica a credere che, sia pur involontariamente, la giovane sia rimasta coinvolta in una storia di sesso finita male: "Non era proprio quel genere di persona - ha detto - non si sarebbe mai lasciata coinvolgere in qualcosa del genere". 
I fermati. La ventenne fermata, nata a Washington, frequentava un corso di lingua italiana all'Università per stranieri di Perugia; il fidanzato italiano è laureando, fuorisede, all'ateneo del capoluogo umbro. Lo straniero bloccato dalla polizia è in Italia dal 1988 e lavora regolarmente. Musicista, in passato ha collaborato anche con alcuni enti pubblici locali per l'organizzazione di concerti. Da agosto gestiva un locale, nel centro storico del capoluogo umbro, frequentato da studenti universitari. Con il suo gruppo, suonava musica etnica e reggae. Da poco sembra avesse acquistato anche una casa dove viveva con la moglie e il figlio piccolo. La Knox, qualche volta, aveva lavorato per lui, facendo volantinaggio per il suo locale. 
Raffaele Sollecito è figlio di un noto urologo, che è subito partito per Perugia. Orfano di madre, stava per laurearsi in ingegneria: la seduta è fissata per il 15 novembre. Era stato in Germania nell'ambito del processo Erasmus. A quanto fanno capire gli inquirenti, la sua posizione sarebbe defilata. Abita a Giovinazzo (Bari), ha frequentato il liceo a Molfetta. Aveva un blog sul quale sono comparsi oggi diversi messaggi di insulti. 
L'omicidio. Meredith, 22 anni, era stata uccisa nella casa che aveva affittato per il periodo di permanenza nel nostro Paese, dov'era arrivata, lo scorso agosto, per un programma di studi. Fra le prime ipotesi fatte dagli inquirenti, quella che la vittima probabilmente conosceva il suo assassino, e che sulla scena del delitto ci sarebbe stata più di una persona. 
L'autopsia. Stando a quanto aveva rivelato il medico legale, l'autopsia, aveva fornito indicazioni interessanti, tanto che al termine dell'esame gli investigatori avevano compiuto un nuovo sopralluogo nella casa. Ridimensionando, peraltro, l'ipotesi di violenza sessuale poiché - avevano detto - non confermata dagli elementi emersi. La morte, avevano detto, andava ricollegata a un'emorragia per una profonda lesione al collo "dovuta verosimilmente all'azione di uno strumento da punta e taglio", forse un coltello da tasca. Ma l'arma del delitto non è ancora stata trovata. 
A Perugia la famiglia di Meredith. Nel pomeriggio sono arrivati a Perugia il padre di Meredith, John, la madre Arline e la sorella Stephanie. Dopo aver fatto visita all'obitorio dell'ospedale, dove hanno potuto vedere il corpo della figlia, i famigliari, accompagnati dall'ambasciatore britannico in Italia, Eduard Chaplin, hanno voluto incontrare i giornalisti per leggere una dichiarazione, ma senza rispondere a domande. "Vorremmo lanciare un appello - ha detto concludendo il suo intervento la sorella Stephanie - a chiunque possa ritenere di avere qualche informazione, non importa quanto insignificante possa sembrare, affinché si metta in contatto con la polizia del luogo e ci aiuti ad assicurare alla giustizia la persona che ha distrutto così tante vite. Noi l'abbiamo amata allora, la amiamo sempre e lei rimarrà per sempre un'importantissima parte della nostra famiglia". 
(6 novembre 2007)



Knox prosecutor tainted by 'satanism' case 

As Meredith Kercher's killers prepare their appeal, serious questions are being asked about the man who led the case against them
387681.bin
One of Italy's most rambunctious legal performers, the scourge of Amanda Knox, was back in action last week.
Plump, pompous and perspiring, Giuliano Mignini, 60, may look like a character out of Dickens, but in persuading a Perugia jury to convict Knox and her Italian boyfriend Raffaele Sollecito of murdering Knox's English flatmate Meredith Kercher, the public prosecutor for the city of Perugia earned himself a reputation for steely ruthlessness in nailing his enemies.
A devout Catholic with a dim view of lax modern ways, he went on to demand that Knox serve not 26 years, as decided by the court, but life. And he was on form again this week, adding to the American student's woes by prosecuting her for slander. During the murder trial, Knox had claimed that, during an all-night grilling, a woman police officer had repeatedly slapped her. Mignini said "the good name of the Perugia police" had been attacked and asked the judge to add another six years to Knox's sentence.
But the fact that Mignini himself was only able to speak in court thanks to the indulgence of two judges in Florence went unmentioned. In January, the lawyer was convicted of abuse of office by a court in the Tuscan capital and sentenced to two years and four months in jail. The bench ruled that he and Michele Giuttari, a detective-turned-thriller writer, had used their powers to persecute people they regarded as their enemies: tapping their phones, interrogating them, putting them under investigation without any evidence against them and even getting them jailed, for personal reasons.
Giuttari enjoyed international success with his novel A Florentine Death, and the Florence prosecutors argued that he was the instigator of the crimes. Mignini, they said, was the passive partner who added the gravitas of the prosecutor's office to the detective's attempts to deal legal blows to his boss and other men of power in Florence. Accordingly they asked for a much lighter sentence for Mignini. But the court decided Mignini's role was more important than that and gave him a sentence only two months shorter than his colleague's. It also banned Mignini from public office for the same term – but it suspended both sentences, allowing him to return to his Perugia office.
Ultimately Mignini may find the Florence judge's words hard to shrug off. He and Giuttari, the court said, were guilty of "almost unheard of" criminal activity, carrying out investigations "in no way related ... to their proper competence", launching criminal cases with no evidence, ordering phone taps with "quite different ends" from those cited when the taps were authorised, taps that were made "for reasons of retaliation ... against people towards whom they had reasons for hostility".
The saga began when Giuttari, a Sicilian who had worked on anti-Mafia investigations in Calabria, arrived in Florence to work for the city police. The biggest case was a string of eight double sex murders carried out between 1968 and 1985 by the so-called "Monster of Florence". Although a man was convicted of the crimes, he was acquitted on appeal and the case remained open.
Acting on tips provided by a Roman psychic called Gabriella Carlizzi, who claimed to receive information from a dead priest, Giuttari decided the murderers were a satanic cult composed of powerful Florentines: among many other bizarre details, he believed the vaginas of female victims were used in the performance of black masses. But the story's garishness was matched only by the flimsiness of the evidence Giuttari mustered to support it.
Giuttari spent more and more time on his nebulous theories and less on his duties. His boss, police chief Giuseppe De Donno, grew irritated, not only by his subordinate's unexplained absences but also at the lack of substance to his allegations. "You've got to show me something concrete!" he bawled.
We know he used those words because Giuttari was surreptitiously recording him – as he did repeatedly over the years. In the end Giuttari got his way, and was allowed to devote all his time to the Monster investigation – in the course of which he put his former boss on the list of suspects, for having "blocked" the investigation. Others accused included the city's attorney general, its top prosecutor, and the chief crime reporter of Florence's daily newspaper.
Giuliano Mignini, the court decided, "participated fully" in Giuttari's criminal conduct. Another court in the city reinforced those verdicts when it decided there was no merit to Giuttari and Mignini's "Monster" accusations and threw the entire case out.
If those two Florence verdicts cause Mignini sleepless nights, he can console himself that the Kercher case was a resounding personal success. But with the appeal of Knox and Sollecito months away, it may not be immune from the Florence contagion. Gabriella Carlizzi, the Roman mystic whose theories underlay the doomed Monster investigation, was also an influence in the prosecution of Knox and Sollecito.
On 5 November 2007, four days after Meredith's murder, she blogged that the murder "in my view is the Monster story continued with another subject". The following day Knox and Sollecito were arrested. During crucial early hearings, Mignini followed Carlizzi's intuitions, describing the murder as "a premeditated ... sexual and sacrificial rite" timed for Halloween. And, as with the Monster case in Florence, no evidence was presented to back the theory. This was what disturbed the Florence judges the most. "Mignini," they wrote, "constantly demonstrates ... an absence of sufficient thought ... an obliteration of the distinction between what is mere suspicion and what has the significance of a more pregnant accusation."
"No one," they write, "has an absolute right not to be put under investigation, even if they are innocent; but everyone has the right not to be investigated if no evidence emerges ... that goes beyond mere suspicion."
Those are words that may come back to haunt him.
* Update, February 2011: Mr Mignini has pointed out that he has appealed against the verdict and sentence referred to in this article, and the appeal is due to be heard in November 2011. At the trial mentioned above, he and Mr Giuttari were also acquitted of certain unrelated charges of abuse of office.




Crime author, Knox prosecutor butted heads

By Emanuella Grinberg, CNN
July 1, 2011 -- Updated 2043 GMT (0443 HKT)

Crime author Doug Preston spent years researching Italy's 'Monster of Florence' serial killings.
Crime author Doug Preston spent years researching Italy's 'Monster of Florence' serial killings.
STORY HIGHLIGHTS
  • Author Doug Preston initially suspected Amanda Knox was guilty of killing Meredith Kercher
  • After learning who the Italian prosecutor was, Preston looked more closely at the case
  • Prosecutor Giuliano Mignini questioned Preston in probe of "Monster of Florence" killings
  • Mignini says evidence from Meredith Kercher's killing led to Knox
For more on new developments in the case against an American exchange student, watch CNN's "Murder Abroad: The Amanda Knox Story," at 10 p.m. ET Friday on CNN.
(CNN) -- Crime author Doug Preston admits that at first, he thought Amanda Knox was guilty of murdering her British roommate in what Italian prosecutors said was a sexual misadventure gone awry.
The best-selling author and journalist had seen his fair share of crime scene photos and police reports in his day. He'd even experienced the Italian justice system firsthand while researching Italy's infamous unsolved serial killings for his non-fiction book, "The Monster of Florence."
From what little Preston knew about Meredith Kercher's death in the Perugia apartment she shared with Knox, it seemed to him an "open and shut" case.
Then, he heard the name Giuliano Mignini, the assistant prosecutor leading the case against the University of Washington student studying abroad.
Preston met Mignini in 2004, when the prosecutor questioned him in connection with the "Monster of Florence," a case involving the gruesome murders of eight couples between 1968 and 1985. Preston said the encounter spooked him to the point that he decided to leave the country out of fear that he falsely might be implicated in the grisly murders.
The case also left its mark on Mignini, who was convicted and received a 16-month suspended sentence for abusing his office over law enforcement tactics - such as the wiretapping of offices -- in the "Monster of Florence" investigation. Mignini is appealing the conviction, but the allegations were still fresh when he was assigned to Knox's case in 2007.
Knox and her boyfriend, Raffaele Sollecito, were convicted in 2009 of murdering Kercher and sentenced to prison. But many, including Preston and Knox's family, believe the case was flawed from the start by shoddy police work, sloppy evidence handling and a prosecutor under pressure to secure a conviction.
Knox has appealed her sentence based in part on the forensic evidence used to convict her.
A court ordered retesting earlier in 2011 of a knife found in Sollecito's apartment with Knox's DNA on the handle and Kercher's DNA on the blade, Perugia prosecutors said. The sample, however, was so small that forensic scientists investigating Kercher's murder were not able to double test it in accordance with international forensic science norms, which Knox's legal team says raises doubts about its validity.
The forensic experts revealed their findings Wednesday, saying that while they agreed Knox's DNA was present on the knife handle, tests for Kercher's DNA were unreliable.
New testimony in Amanda Knox appeal
"There is no conclusive scientific evidence regarding the nature of the blood," forensic professors Carla Vecchiotti and Stefano Conti said in a 146-page report.
The second piece of evidence under scrutiny is a metal clasp from Kercher's bra. Forensic scientists in the investigatory phase determined that Sollecito's DNA was present on the metal clasp. But the clasp was not collected until nearly six weeks later, prompting Knox's defense to question whether the sample may have been contaminated.
The forensic experts agreed in part, saying that investigators did not follow "international inspection procedures and protocols for gathering and presenting evidence" in testing either the knife or the bra fastening.
Mignini insists that the evidence led to Knox and Sollecito, and that a just verdict was reached.
"My conscience is clear because I did what I believed I had to do. That was my conclusion," he told CNN. "When a magistrate asks for a guilty verdict, he does not do it cheerfully, quite the reverse. Because they are two young people. I see their families, their suffering and I realize. But I do it because it is my duty to do it."
The Perugia public prosecutor's office built a case against Knox and Sollecito based on several other factors, Mignini said. Knox's odd behavior -- public displays of affection between her and her boyfriend, which were caught on camera, while investigators searched her home -- didn't sit well with Mignini or Italy's court of public opinion. A "clouchard," or homeless heroin addict, said he saw the couple near the apartment the night of the murder. Furthermore, a window in the villa was broken, in what prosecutors interpreted as an attempt to fake a robbery.
There was the DNA evidence and Knox's written confession, in which she said she was in the home that night and falsely implicated as the killer her boss, Patrick Lumumba, who was later exonerated.
Italy's highest court eventually deemed the statement inadmissible in the couple's criminal trial, but left room for it to be used in a successful defamation claim brought by Lumumba against Knox. The two trials ran concurrently, and the confession was eventually heard in the civil case by the same jury that convicted Knox in the criminal case.
The DNA of another man, Rudy Guede, was found in the room and on Kercher's body. He admitted to being in the villa when Kercher was killed but said an unknown assailant killed her while he was out of the room. He was convicted in 2008 and sentenced to 30 years. An appeals court ruling cut that down to 16 years.
Knox and Sollecito were convicted in 2009 in a trial separate from Guede's. Knox was sentenced to 26 years in prison. Sollecito was sentenced to 25 years. But questions about the quality of the evidence linger among the pair's supporters.
'I had fallen into one of my own books'
Preston also thought the evidence against Knox and Sollecito seemed overwhelming. Then, he remembered his own encounter with Italian law enforcement.
He had once been interrogated as part of a murder investigation in Perugia, by none other than Mignini himself. The subject of the inquiry? The so-called "Monster of Florence," the topic Preston was investigating for his book.
"I felt like I had fallen into one of my own books. Now the funny thing is, I'd written many interrogations in my books -- you know, I write thrillers where people get interrogated -- I had never understood how brutal, psychologically brutal, an interrogation is. You feel absolutely helpless," he said.

Timeline: Amanda Knox case

The evidence against Knox
Gallery: Amanda Knox's childhood
Following the discovery of Kercher's body, Knox was interrogated by police but not by Mignini. Still Preston says the parallels between his interrogation and hers are stunning.
In the days following the incident, Knox went to the police station voluntarily several times to give statements as a witness, or in the parlance of the Italian system, a "person informed of the facts." In the early morning of November 6, four days after Kercher's death, Knox said police subjected her to a hostile interrogation over 14 hours at the police station. She claimed investigators struck her and yelled at her, denied her food or water, and caused her to make incriminating statements.
Since Knox was only a witness at the time, the interview was conducted without an attorney and was not recorded. It was conducted in Italian, though Knox had only been studying the language for two months. Knox said a translator was not present, though Mignini disputes this claim. At the end, she signed a statement in Italian saying she saw Kercher enter her room with Lumumba.
'Imagine' what would have happened
Knox said any apparent admission to being at the scene was made when investigators told her to imagine what she might have seen if she had been there. She later recanted the statement and the higher court ruled it inadmissible in the criminal trial because the statement was made without an attorney present.
Mignini arrived at the end of the interview. He and police denied Knox was mistreated or forced into making incriminating statements. He also disputed Knox's claim that the interview lasted 14 hours and that she was not given a translator. (In proceedings separate from the murder trial, Knox was ordered to stand trial for allegedly slandering police in connection with her claims about what happened during the interview. The proceedings were adjourned until November.)
Moreover, he said that as soon as she placed herself at the scene, she went from being a person informed of the facts to a suspect, and the interview was halted because she did not have an attorney.
"I remember two things about how she seemed, two things struck me. First, it seemed as if she had got a weight off her chest. Secondly, it was if she was terrified of Lumumba, he said. "She was crying with relief, that was her attitude."
Knox, Sollecito and Lumumba were immediately arrested and authorities publicly declared the case was solved.
But, it turned out, Lumumba had solid proof he was at his bar all night and was eventually cleared in the case. About that time, crime scene evidence led police to Rudy Guede.
But Knox's fate was already sealed, Mignini said.
"She placed herself at the scene of the crime and Lumumba wasn't there. but Rudy was, according to what emerged later. So, this fact of having accused, in a slanderous manner, Lumumba, is a very important element from the point of view of her position in the case," he said. "Why did she place herself at the scene of the crime? But she also placed another person there, someone who was absolutely not involved. Why? It is a very significant detail."
Crime author turned subject of interrogation
To Preston, it sounds suspicious, and all too familiar.
He had moved to Italy in August 2000 in search of inspiration for the perfect thriller. Instead, he found a true crime story more outrageous than any work of fiction he could dream up.
"The Monster of Florence" turned out to be a damning assault on the investigation into the gruesome murders of eight couples in Tuscany between 1968 and 1985.
The victims were all young lovers engaging in sexual acts, mostly in cars, in the hills above Florence. The killer would sneak up on the couple and shoot them, always with the same .22 Beretta, before mutilating the women and removing their genitals.
Preston and Italian journalist Mario Spezi essentially re-investigated the killings, going over crime scenes and reviewing FBI profiles drawn up at the request of Italian authorities. After their research, they believed they knew who the killer was -- someone who'd never been arrested by Italian police.
Over the years, police made seven arrests, according to Preston and other reports on the killings, only to learn that the killer was still out there.
When authorities were unable to find the lone killer whom crime scene analysts said was responsible for the killings, they came up with a theory involving a satanic cult.
After that didn't pan out, Preston says they set their sights on new targets: him and Spezi.
In 2004, Preston says, Spezi appeared on an Italian television show similar to "America's Most Wanted" and criticized the investigation. Later that year, Italian police raided Spezi's home, confiscating notes and computer files except for a floppy disc that he stuffed into his underwear, Preston said.
Soon thereafter, Preston said he received a phone call from police and later, a summons to appear in Perguia to speak with Mignini, the public minister of the region. He said he was told he had a right to a lawyer but that because he was not a suspect he did not need one. When he showed up to Mignini's office, Preston said he asked for a translator but was told it would take hours, and proceeded without one.
He didn't expect to be there long, but he said he ended up staying for two hours.
The conversation started out cordial enough, he said. Eventually, the questions became more and more pointed. They began recording the conversation while a stenographer wrote down everything he said.
"They'd read it back to me, 'Is this your answer?' And I'd say, 'No, that isn't quite what I said.' And then I'd have to rephrase it," he said. "And at a certain point I realized to my absolute horror that they were narrowing down on me as if I were a criminal and had committed a crime and that they were trying to trap me into confessing."
He asked Mignini if he was, in fact, a suspect to a crime.
"That's when Mignini said, 'Yes. We don't think it. We know it. We know you have committed a crime. We have the proof. And you are going to confess to it," Preston said.
According to Preston, the prosecutor laid out everything he was supposedly guilty of.
"They have techniques that could get you to confess to murder. I am not kidding. One of the techniques that they used on me was to ask me to speculate. 'Oh, well, if Mario didn't commit the murder... why don't you tell us, if he had committed the murder -- let's just assume that he had -- can you speculate how he might have done it? Can you speculate this? Can you speculate that? Tell us what you think.' And they get you speculating."
Preston said he did not sign the statement in Italian that was written for him. Neither he nor Spezi were charged with a crime, but he still thought it best to leave the country in February 2006.
Mignini disputed Preston's version of events. For one, he says the interview lasted less than two hours. Mignini also said he stopped Preston's interview when evidence of a crime surfaced and told him he needed to get a lawyer.
He also claims Preston signed the statement that was written for him.
"I challenged some of the things he said and I remember that I let him listen to recordings of some of the telephone interceptions that were made, calls in which he spoke to Spezi, and what he said was not credible," he said.
"I made the statement, because I had to dictate the statement to my assistant who had to write it down. Preston signed it and so he acknowledged the truth of the statement, because he signed it, he didn't refuse to sign it."
Leaks early on in the Knox case from the prosecutor's office emphasized theories of a sex game gone awry and the possible involvement of a satanic cult. Mignini's theory of the case still involves a sex game gone awry, but he denied the theory of a satanic cult was ever considered or that his office was the source of those statements.
Prosecutors labeled Knox and her boyfriend the killers and a jury ultimately agreed. But Preston and Knox's supporters maintain that the theory of the crime was made to fit around Knox and Sollecito, based on thin forensic evidence, regardless of the fact they had Guede -- the person whose DNA was found inside Kercher's body.
"To save face... because they had made this public declaration of guilt of this American and her boyfriend, they had to retroactively link her and her boyfriend to this real killer and claim that all three did it," Preston said.

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