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Alexia Canestrari e l'impulso di una (non) mamma.

Quando ho appreso la notizia del ritrovamento dei due bambini sul Monte Livata, mi si è accesa
subito quella lampadina che mi dice: attento, alfredo, qui c'è puzza di bruciato e forte. Le notizie erano ancora confuse, così mi sono messo a speculare sul fatto, molto strano, peculiare e del tutto anomalo, almeno secondo quanto si raccontava. Mi dico che nella casistica che conosco, in genere queste cose è più facile che accadano quando ci sono situazioni di guerriglia coniugale o personalità peculiari di uno o più componenti della famiglia.
Giro un poco sul web e voilà: si apprende dal giornale locale che c'è un marito, una ex moglie e una attuale compagna nella vicenda e che il marito ha deciso di portare il figlio avuto dalla ex moglie, con sé, assieme all'altro figlio e alla sua compagna, signora Alexia Canestrari, che si presenta come una bella signora giovane, dall'aspetto di una nubile, biondina e assai sbarazzina e risoluta. 

Ora, che c'entra l'impulso in questa circostanza? Per me è chiarissima l'emergenza di una ideazione da indagare, magari non specificamente pensata, ma una sottile idea che si affaccia alla mente della donna in situazioni di particolare conflittualità e in presenza di positività almeno per asse II, cioè per una netta e ben individuabile componente di personalità. Occorre accertare se ci sono stati problemi di tipo accessuale, sappiamo che esistono molti aspetti che si possono verificare ma occorre verificarli con una valida analisi clinica.
Lo ripeto, si tratta solo di una mia speculazione ma consiglierei i servizi sociali del territorio competente di prestare molta attenzione allo stato psicologico e personologico della signora Alexia, in modo da chiarificare eventuali aspetti problematici.
Quanto alla vulgata che le mamme e in genere le donne non uccidono i figli, si tratta di una vulgata da osteria, ancor più che nel caso che esaminiamo, solo il 50% dei discendenti era geneticamente condiviso. 
Può essere che mi sbagli, inoltre, non sono un uomo di legge, e sono estraneo a processi e imputazioni di responsabilità: la mia è solo una nota basata solo su aspetti clinici e su conoscenza di una notevole casistica, niente altro e nessuno è autorizzato a trarre delle analisi su cose che non conosce nello specifico. Ad ogni buon conto, se dovessi dare un parere, consiglierei di affidare il figlio esclusivamente alla madre, facendolo vedere al padre ma solo in ambito protetto, almeno fino a che non avrei una situazione clinica ben chiara e precisa.

«Mi hanno dipinta come un mostro, l’orco cattivo delle favole. Come la madre che ha abbandonato i figli al freddo, nudi, scalzi, e se n’è andata in giro per il bosco. Beh, sono davvero dispiaciuta per tutto quello che mi è stato riportato. La cattiveria del mondo esterno, confronto all’oasi di solidarietà e umanità che ho trovato qui a Subiaco, mi ha davvero ferito. Ora le racconto la verità, così come l’ho detta ai carabinieri e come la dirò alla magistratura».
http://www.selpress.com/istitutotreccani/immagini/030114C/2014010327801.pdf

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