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Chi l'ha visto? da 10 anni è un programma di adulterazione della realtà.

Lo abbiamo detto da molto tempo: Chi l'ha visto? il programma spacciato per
servizio pubblico da parte della famosa e nota Rete 3 della Rai, da almeno una decina di anni è divenuta una trasmissione di pura attrazione dello share, che ad ogni costo viene seguito, sia mostrando sempre gli stessi casi, che ignorando tutti i casi importanti che si verificano nel quotidiano, relegati a semplice elencazione in pochi minuti, per lavarsi la coscienza.
Abbiamo detto della tragica, lunga ed estenuante vicenda toscana de Il Forteto, che per le reti pubbliche è passato del tutto inosservato per  la complicità di chi non vuole vedere ciò che è imbarazzante e scomodo, ma anche delle attenzioni ossessive accordate ai soliti 4 o 5 casi, sempre ritrasmessi con le stesse immagini e documentazioni (sic!).
Un programma che era partito con il piede giusto nel 1990 e che poi già dopo pochi anni era svoltato verso la Tv del dolore e dello spettacolo, per poi rivivere un breve momento di sobrietà, prima di raggiungere gli attuali picchi di vera e propria Tv spazzatura.
Tutti quelli come noi, che si interessano di fenomeni di violenza, sono veramente indignati per le modalità sciatte, piegate dal seguire lo share a tutti i costi e la pubblicità, assunte dai programmi televisivi che si dedicano a tali casistiche. L'uso di musichette di sottofondo, la ridondanza dei servizi, il ritornare ossessivamente sugli stessi consunti e triti luoghi mentali, come lo scoperchiamento delle tombe della basilica, l'attenzione al flauto, concedendo credibilità al primo cialtrone che si presenta ai microfoni di una Tv.
Veramente un pessimo servizio alla verità e alla memoria di tante persone, e nei confronti degli spettatori, la vera carne da macello da forgiare.
Ci sarebbe molto da dire anche su Report, un programma che opera una attenta selezione delle tematiche da seguire, sempre direzionato su quelle finanziarie e di tipo ecologico, dimenticando spesso casistiche molto importanti come la pedofilia, violenza e abuso, i traffici di droga e il marciume che si cela nella sanità, e nella pubblica amministrazione. Inoltre, sempre Report ha sminuito o per converso ha magnificato le vicende ammministrative delle regioni rosse, ignorando il clima di contrizione, quasi di paura e conformismo estremo, che in tali amministrazioni regionali si attua da decenni, in modo spietato.
Solo per dire, la vittorio a Siena delle solite figure politiche di riferimento significa che la gente per conformismo e per timore di perdere il sostegno sociale (chi differisce viene emarginato socialmente, lo sappiamo), ha dovuto votare per il Pd, Sel, Comunisti italiani e per il Popolo delle libertà, accordando pochi voti al M5S, che comunque, da domani potrà mettere piede in Comune e poter chiedere di vedere le carte dentro i cassetti.
Servizio pubblico dei miei cog...i!

In alcuni miei articoli ho scritto del timore degli inquirenti che il “flauto ritrovato” potesse essere stato inquinato, magari involontariamente, con Dna di un Orlandi con il risultato di confondere le acque con il ritrovamento di un Dna più o meno “compatibile”, ma non attribuibile a Emanuela. Un tale risultato avrebbe però reso chiaro, lapalissiano, che qualcuno aveva barato, in buona o in cattiva sede. Gli inquirenti però erano certi fin dall’inizio che non sarebbe stata trovata nessuna traccia di Dna. Perché? Perché così gli addict di questa vicenda potranno continuare a vivere nel dubbio.
Motivo per cui… lo spettacolo continua. In attesa che qualche prestigiatore faccia trovare i jeans o le bretelle o la famosa fascetta sulla fronte o magari anche un intero pianoforte a coda “di Emanuela”. La ragazza non ha mai posseduto un pianoforte a coda? E allora? Per il popolo telesuggestionabile la realtà è, come per il presidente Usa Ronald Reagan, solo un particolare trascurabile. Si può sempre immaginare che fosse a coda il pianoforte che a dire di Fassoni Accetti è stato gentilmente fornito alla Orlandi dal “nucleo di intelligence del Vaticano” nel confortevole appartamento romano dove faceva finta di essere stata rapita…
A proposito di ricerche del Dna: l’assurda caccia al Dna di Emanuela Orlandi nelle migliaia di ossa del cimitero sotterraneo della basilica di  S. Apollinare pare che costi qualche milione di euro. Pagato da noi contribuenti. Che sia il caso di farsi rimborsare dalla Rai? Magra consolazione sarebbe, visto che comunque ne paghiamo anche il canone e ne copriamo le perdite.
Data una notizia, dobbiamo notare che nella saga del mistero di Emanuela Orlandi, oltre alle false notizie. non mancano polemiche, accuse e controaccuse impreviste. Marco Fassoni Accetti sedotto, abbandonato e messo alla berlina da “Chi l’ha visto?” nonostante il clamoroso ritrovamento del flauto “di Emanuela”, reagisce con comunicati e prepara querele.
Il programma televisivo condotto da Federica Sciarelli non solo non gli permette più di dire la sua, ma anzi batte e ribatte sugli aspetti poco chiari dell’incidente con il quale nel dicembre 1983 Fassoni Accetti uccise ilJosè Garramòn, di 12 anni, ragione per la quale venne condannato a 2 anni di carcere per omicidio colposo.
Ecco cosa ci scrive MFA, come ormai viene indicato il fotografo romano, diventato di colpo famoso anche per essersi auto accusato davanti al magistrato Giancarlo Capaldo di avere preso parte al “rapimento” di Emanuela Orlandi, che era però, a suo dire, consenziente:
Sono ben tre puntate che la nota trasmissione Rai manda in onda il suo filmato di ricostruzione, che mostra come il bambino dell’incidente della pineta stia correndo fuggendo innanzi al furgone che lo insegue. Le invio l’estratto della sentenza di Corte d’Assise che descrive come contrariamente il bambino “in qualche modo stava per traversare”.
“Tenendo conto che la redazione di detta trasmissione possiede la sentenza appena citata, se ne deduce che tale filmato di ricostruzione è una falsificazione. Una contraffazione per farmi apparire un assassino solitario e far venir meno i legami che la vicenda Orlandi – Gregori possono aver avuto con lo Stato.
“Con questo e molti altri elementi da me già prodotti la trasmissione in questione dovrà pagare in causa civile i denari dei contribuenti italiani. Inoltre continuano a mandare in onda la dichiarazione della madre del bambino che racconta di un dottore che le avrebbe comunicato che lo stesso morì sull’autoambulanza, mentre i verbali raccontano che l’equipaggio medico non aveva alcuno strumento per constatare la condizione in vita o in morte dell’investito quando questi giaceva sul ciglio della strada. Questa trasmissione, mentendo manca di rispetto verso la ricerca di ogni verità e verso il suo stesso pubblico”.
Per corroborare le sue affermazioni MFA ci ha inviato copia di alcuni stralci della sentenza che escludono i tre aspetti più controversi e gravi: l’investimento volontario, la morte di Josè per mancato soccorso da parte dell’investitore e, infine, la pratica della pedofilia da parte di MFA.
In attesa del responso definitivo sulla presenza o meno di Dna sul flauto ” di Emanuela” e sulla sua appartenenza, la posizione di MFA rischia però di complicarsi. L’attenzione degli inquirenti è stata infatti attratta dalla telefonata del 4 ottobre 2011 fatta da un anonimo a “Chi l’ha visto?” per sostenere che la scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori sono due rapimenti tra loro collegati e per dire che si sarebbe rifatto vivo per maggiori dettagli.
La conduttrice del programma nel corso di quella puntata definisce l’anonimo della telefonata “una persona adulta, pacata”: l’anonimo della telefonata forse non era del tutto anonimo?
Particolare certamente casuale e ininfluente, ma che a palazzo di giustizia ha suscitato un po’ di sorpresa, l’avvocato Maria Calisse, legale di MFA è lo stesso che hanno avuto sia la “supertestimone” Sabrina Minardi, autrice delle clamorose “rivelazioni” finite in fumo sull’asserito “boss della banda della Magliana” Enrico De Pedis, sia la giornalista di “Chi l’ha visto?” Raffaella Notariale per la querela intentatale dai familiari di De Pedis.
http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/emanuela-orlandi-dna-flauto-di-fassoni-1575985/


Sotto riporto da Blitz, Pino Nicotri, ormai esperto del caso Orlandi, che da tempo ha raccolto ipotesi assai veritiere sul rapimento e suoi motivi, e si diverte a rimarcare le situazioni di contraddizione, di impasse e di vero e proprio ludibrio che sorgono come fantasmi senza volto dalla bocca e dalle immagini  di Federica Sciarelli e di Chi L'ha Visto?, almeno da dieci anni, quando la nuova conduttrice di genio, ha assunto l'onere di far luce ad ogni costo sul caso Orlandi.

nicotri-opinioni
di Pino Nicotri

3 giugno 2013 05.13    da Blitz
Pietro Orlandi ha cercato e cerca – giustamente – la sorella Emanuela Orlandi ovunque, dalla Turchia a Londra passando per l’intero cimitero sotterraneo della basilica romana di S. Apollinare. Però si tiene sempre alla larga da via Monte del Gallo, strada a ridosso delle mura vaticane prospicienti il Gianicolo, dove secondo una mia fonte vaticana, Emanuela sarebbe morta la sera stessa della sua scomparsa, cioè del 22 giugno ’83. L’ho riportato in un mio libro del 2008.
È una strada comunque interessante via Monte del Gallo, perché contigua alla stazione ferroviaria Roma S. Pietro e potrebbe quindi spiegare perché mai nella prima telefonata del cosiddetto Americano a casa Orlandi si senta un fischio di treno: probabilmente l’autore di quella telefonata abitava a Monte del Gallo, che dà il nome alla via, ma anche a un vicolo, a una salita e a un clivo.
Ricordiamo che l’Americano è quel tizio che si spacciava per il portavoce dei “rapitori” di Emanuela Orlandi e che oggi viene sospettato da “Chi l’ha visto?” essere stato in realtà Marco Fassoni Accetti, o se preferite MFA, che si è auto accusato di essere stato “un telefonista del rapimento simulato di Emanuela” nonché un co-organizzatore del medesimo.
In una recente puntata di “Chi l’ha visto?” sono state infatti mandate in onda la telefonata la dell’Americano col fischio del treno e una registrazione della voce di MFA per chiedere ai telespettatori se secondo loro si tratti della stessa persona o no.
A chi gli chiede anche su Facebook il perché di questo suo non voler neppure sentir parlare di via Monte del Gallo, Pietro Orlandi risponde con due affermazioni sorprendenti.
1. “Non tutte le ipotesi devono avere riscontro mediatico”, espressione adatta più a un esperto di marketing che a chi cerca la verità ovunque e comunque.
2. Chi insinua “certe cose” su sua sorella lui non lo prende neppure in considerazione.
Pietro Orlandi insiste infatti da tempo a dire due cose che chissà da dove le ha prese. La prima è che io ho scritto che i suoi genitori educavano le figlie a “fare le geishe” (!!!) per i cardinali della curia vaticana. La seconda è che io affermo o insinuo che sua sorella in via Monte del Gallo ci sarebbe andata per scopi sessuali, quando invece mi sono limitato a scrivere, qualunque cosa mi abbia detto la mia fonte, che si sarebbe trattato di “un incontro conviviale”.
L’espressione non esclude prendere per esempio un caffè o parlare della Roma di cui Emanuela Orlandi era tifosa. Oltretutto, ho anche sempre specificato che la mia fonte mi aveva riferito quanto appreso “da due agenti del Sisde”, come si chiamavo allora i servizi segreti civili, ma che nessuno era in grado di dire se i due gli avessero raccontato una cosa vera o una frottola.
Come si vede, il comportamento di Pietro Orlandi verso di me, ma questo non è un problema, e verso la pista Monte del Gallo, e questo invece può essere un problema, è totalmente ingiustificato. Tanto più che, come mi ha scritto don Gabriele Amorth, non ha avuto nulla di ridire quando il famoso esorcista gli ha fatto visionare le bozze del libro “L’ultimo esorcista”, dove riguardo la fine di Emanuela Orlandi si ipotizzano scenari ben diversi da un “incontro conviviale”.
E siccome don Amorth riprende le dicerie di un archivista vaticano, don Simeone Duca, secondo il quale Emanuela Orlandi sarebbe stata uccisa dopo essere stata sfruttata per festini spinti ai quali partecipavano anche diplomatici, varrebbe certo la pena che anche Pietro andasse a dare un’occhiata per vedere se a Monte del Gallo e dintorni ci sono abitazioni di diplomatici e/o rappresentanze diplomatiche.
Invece Monte del Gallo viene tenuto fuori dalle attenzioni del pubblico ricorrendo anche a frottole e inesattezze sbalorditive. Nella puntata di “Chi l’ha visto?” del 5 luglio 2010, la conduttrice Federica Sciarelli – presenti in studio Natalina Orlandi, sorella di Emanuela Orlandi, e il magistrato nonché sottosegretario all’ InternoAlfredo Mantovano – a partire dal 12° minuto, dopo avere fatto ascoltare la famosa telefonata dell’Americano col fischio del treno e fatto notare ai telespettatori che forse il telefonista ha citato a bassa voce un numero di treno, si spinge ad affermare che la stazione Roma S. Pietro prima dell’84 non esisteva. La stazione invece esisteva eccome. Ciò che non esisteva fino al 2000 era il lungo tunnel che passa sotto il Gianicolo per permettere ai treni, della linea Livorno-Roma, di proseguire e arrivare fino alla stazione Termini.
La conduttrice di “Chi l’ha visto?” ha anche assicurato che avrebbe chiesto alle Ferrovie dello Stato la conferma dell’inesistenza negli anni ’80 della stazione Roma S. Pietro. I casi quindi sono due: o si è dimenticata di chiederlo oppure ha taciuto la risposta.

Grazie a Pino e al suo staff, veramente giornalisti con i fiocchi e dotati di ironia.

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